"Pongo da due anni il tema del lavoro di cura, non tanto come quel connubio di strumenti necessari per consentire alle donne di poter vivere in maniera equilibrata le responsabilità professionali e famigliari (ci sono molti gruppi, associazioni, comitati che se ne occupano specificatamente), ma piuttosto come una possibilità di riconoscimento tangibile economicamente scontando anni di contribuzione e/o abbassando l’età di accesso alla quiescenza". Lo ricorda la fondatrice del Comitato Opzione Donna Social, evidenziando che "è questo il primo passo da compiere per far evolvere tutto il processo educativo sul tema".
Secondo Orietta Armiliato, "se esistesse un provvedimento all’interno del nostro ordinamento che determina una valorizzazione economica, questo doppio spesso triplo ruolo che le donne svolgono ed hanno addosso come fosse un tatuaggio non voluto verrebbe meno, e si determinerebbe un irreversibile cambio di passo verso una maggiore consapevolezza sociale del genere femminile". Purtroppo tutto ciò ancora non avviene, ed al contrario "ci preoccupiamo più di lasciare il lavoro per continuare, magari facendo le nonne a tempo pieno (per carità niente di male ci mancherebbe ma...) a lavorare sopperendo alle carenze di un sistema che ci vede più come “bestie da soma” piuttosto che riconoscerci come persone".
In conclusione, secondo l'amministratrice del CODS, "indipendentemente da tutti i provvedimenti normativi mirati alla flessibilità con i quali ogni giorno ci bombardano insensatamente fino a rintronarci e che spesso riconosciamo come inattuabili, con questo riconoscimento si potrebbero accorciare i tempi necessari al pensionamento delle donne e/o a compensare almeno un po’ i mancati versamenti contributivi, dovuti alla discontinuità lavorativa che, parlando di donne, è certificata ed ordinaria e, finalmente, si fisserebbe un concetto chiaro sul ruolo che le donne hanno diritto di avere al pari di quel che avviene in molti Paesi".

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